Ep. 1 | Il patto del viandante: quando Arrico incrociò il destino di Ibn Battuta

​Il Progetto: all’ombra del gigante

Prima di iniziare questo viaggio, lasciate che mi presenti. In queste pagine non sono l’Enrico che conoscete, l’uomo dei video e dei post moderni. Qui, tra le carovane e le sabbie del tempo, sono Arrico: un uomo venuto da lontano, spinto da una curiosità che non conosce secoli.

Ho scambiato le mie certezze con un bastone da viandante e la mia reflex con uno sguardo capace di fissare l’anima dei luoghi. Questo è il racconto di come sono diventato l’ombra di un gigante.

L’incontro

Il 14 giugno 1325 Tangeri non era una città diversa dalle altre se non per quel vento insistente che portava con sé l’odore del sale e la promessa dell’ignoto.

Mi trovavo al porto, con la barba segnata dal sale e il mio fedele cappello a proteggermi dal sole africano, lasciandomi guidare da quella curiosità che è sempre stata l’unica vera bussola della mia vita. È stato proprio lì, tra il trambusto dei mercanti ed il verso dei gabbiani, che i miei passi si sono incrociati con quelli di un giovane di soli ventidue anni.

Si chiamava Ibn Battuta.

Un patto silenzioso tra cercatori d’orizzonti

In quell’istante è nato un patto silenzioso: la sua fede ed il suo scopo solenne – il pellegrinaggio alla Mecca – avrebbero trovato in me, Arrico, un compagno instancabile.

Non c’è stato bisogno di un invito formale per unirmi a lui ma è bastato quel lampo negli occhi che scatta solo tra chi ha l’inquietudine nel sangue. Lui era un qadi mosso da una devozione incrollabile, io un osservatore attento, attratto magneticamente da ciò che si nasconde oltre la linea sottile dove il cielo tocca il mare.

Impugnavo il mio bastone di legno nodoso, lo stesso che mi avrebbe sostenuto per migliaia di chilometri ed ho capito che la mia sete di conoscenza aveva finalmente trovato la sua rotta.

Il dolore del distacco ed il peso del primo passo

Il distacco dalle radici, però, ha avuto un peso concreto che ho sentito vibrare nell’aria fin dai primi istanti. Ibn Battuta non partiva per una semplice avventura, ma lasciare Tangeri è stato come strappare una parte di sé.

L’ho osservato mentre salutava i suoi genitori ed il dolore di quel momento era quasi tangibile, simile a quello di un uccello che abbandona definitivamente il nido per sfidare l’aperto.

Nelle sue memorie scriverà di essere partito solo, ma in quel primo tratto di strada io ero lì, un passo appena dietro di lui, pronto a raccogliere quella malinconia che la sua penna di giurista avrebbe poi cercato di contenere tra le righe.

Oltre i confini: sensazioni lungo la costa del Maghreb

Abbiamo iniziato a percorrere la costa del Maghreb e l’impatto con quel Medioevo globale è stato per me uno shock sensoriale continuo, un flusso ininterrotto di visioni e odori.

La polvere si sollevava densa a ogni passo della nostra cavalcatura, entrando nei vestiti e segnando i nostri volti stanchi, mentre il silenzio del cammino veniva interrotto soltanto dal mormorio delle sue preghiere o dal battito ritmico delle onde contro le scogliere scoscese.

In ogni villaggio attraversato sentivo su di noi lo sguardo indagatore della gente; Ibn Battuta cercava il confronto con i dotti e i saggi, mentre io mi perdevo nei dettagli meno visibili, come le mani callose dei pescatori o i colori saturi dei mercati improvvisati, cercando di imprimere nella memoria ogni sfumatura di quella realtà così diversa.

La scelta di Arrico: seguire l’uomo oltre il mito

Spesso, incrociando gli sguardi dei viandanti, mi sono chiesto perché avessi deciso di legare il mio destino a quello di un giudice medievale.

La risposta risiede tutta nella forza con cui Ibn Battuta mi ha convinto a seguirlo, non con lunghi discorsi, ma con la sua stessa natura di viaggiatore instancabile.

Mi ha dimostrato che non cercava solo una meta, ma una comprensione profonda dell’esistenza. Viaggiare al suo fianco significa spogliarsi delle proprie certezze per indossare quelle di una realtà che non ha ancora mappe definite, ma che possiede una dignità immensa in ogni suo gesto.

Tangeri è ormai diventata un’ombra lontana alle nostre spalle. Ibn Battuta stringe con cura i suoi manoscritti mentre io, Arrico, tengo gli occhi aperti su ogni orizzonte che si schiude. Il deserto sta per avvolgerci e, poco più in là, ci aspetta l’Egitto con i suoi misteri millenari.

Spesso la storia ricorda solo i cavalli dei re o le lunghe file di cammelli che sfidavano il Sahara. Ma per me, Arrico, la realtà del cammino lungo la costa del Maghreb aveva il passo lento e sicuro di questo asino. Non ero lì per mostrare uno status, ma per raccogliere frammenti di mondo.

Mentre Ibn Battuta procedeva deciso verso la sua meta sacra, io procedevo al ritmo della polvere, assicurandomi che nulla di ciò che incontravamo andasse perduto”.

@genrico@

Vagabondo per natura, cittadino del mondo,appassionato di viaggi,reportage,fotografia, cultura asiatica e tibetana. Pagina ufficiale pubblica su facebook: https://www.facebook.com/lavitaeunviaggio

Un commento:

  1. Arrico, sei un mito! Ti seguirò certamente con quell’impazienza di pregustare le prossime puntate

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