
di Gabriella Quaglia & Mario Stefani – Orientamenti #2
Due giorni a Delhi per prepararci al nuovo viaggio con Vittoria, la nostra auto che ha trascorso qui l’inverno e che ci porterà dalla capitale, megalopoli soffocata dal caldo umido e dal caos, all’aria rarefatta di Leh a 3500 metri, in Ladakh. Questa spedizione in India in auto promette nuove scoperte
Chandigarh: La Visione di Le Corbusier in India
Prima tappa a Chandigarh, città pianificata da Le Corbusier quale visionaria capitale della nuova India indipendente negli anni ’50.
Pensata in contrapposizione all’assetto urbanistico delle grandi città coloniali inglesi e al disordine caotico delle zone urbane minori, è divisa in 50 quadranti urbanisticamente ordinati ed autonomi, ognuno con spazi verdi centrali, porticati per riparare dalle piogge persistenti lungo gli edifici residenziali, separati da grandi viali di scorrimento veloce. Idea grandiosa ma non accolta all’inizio con grande entusiasmo da chi lì doveva abitare. Anche gli edifici pubblici, maestose opere d’arte, a lungo in rovina solo dopo molti anni sono stati recuperati a sede delle istituzioni pubbliche necessarie ad una città che svolge funzioni di capitale di 2 grandi stati indiani, il Punjab e l’Haryana. Effetti dell’architettura che guarda essenzialmente a se stessa.
Il Percorso Mozzafiato attraverso l'Himachal Pradesh
Seconda tappa a Jispa, 3200 metri, dopo aver attraversato in circa 10 ore 360 km per lo più su strade laterali, strette e tortuose, causa interruzione per frane delle strade principali. L’Himachal Pradesh con i monsoni si sgretola ma il verde intenso dei suoi boschi lussureggianti e l’inebriante profumo delle piante di cannabis spontanea che dai bordi stradali arriva al nostro finestrino valgono la fatica.
Da Jispa altre 8 ore di strada fino a Leh, la quota si fa sentire, 470 km con 4 passi a circa 5000 metri. I boschi cedono il passo ai primi pendii di roccia e sabbia, l’aria rarefatta e il cielo blu, i ponti traballanti, le strade come nastri rugosi e sconnessi con tornanti a ripetizione, le bandierine delle preghiere sui valichi a sventolare i loro mantra: siamo in Ladakh.
Leh e l'Incontro con gli Amici del Ladakh
A Leh, smaltito il mal di testa, ritroviamo amici di sempre, ex studenti di Lamayuru, per strada nei negozi, nei caffè, alcuni ci salutano ma fatichiamo a riconoscerli. Certo noi, non giovani, con teste bianca e bionda, siamo ben riconoscibili. Poi, se seduti sulla nostra auto tappezzata di adesivi, già vista lo scorso anno, non passiamo certo inosservati in questo viaggio in Ladakh.
La Scuola Kharnakling e le Comunità Semi-Nomadi del Changthang e Zanskar
Il giorno successivo siamo alla Scuola Kharnakling di Choglamansar. Sono gli ultimi 3 giorni di scuola prima delle 2 settimane di vacanze estive e abbiamo voluto affrettare un incontro che doveva essere informale con il Preside. Invece, proprio il Preside ha voluto invitare le mamme dei bimbi del kindergarten, la scuola materna dove lavorano le 2 insegnanti assunte con i fondi di Orientamenti. Le 2 ore di riunione con loro ci hanno regalato la possibilità di comprendere lo stile di vita e le ragioni di una particolare comunità del Ladakh: le popolazioni semi-nomadi del Changthang e dello Zanskar, allevatori di animali in alta quota, yak, pecore e capre, comprese le preziose pashmina.
La scuola Kharnakling infatti raccoglie bambini e ragazzini provenienti da quegli altipiani, che d’inverno occupano i loro villaggi sperduti a 4000 metri o più, isolati dalla neve, mentre nei mesi estivi salgono con tende ed animali ai pascoli a quote di 5000 metri o più, nell’isolamento della propria tenda e dei propri territori. Da tempo però molte di queste famiglie hanno deciso che la blanda istruzione fornita in estate da alcuni insegnanti e scuole itineranti al seguito delle transumanze in altura non è sufficiente. Madri, o nonne in alcuni casi, si sono trasferite qui a Choglamsar con i bambini e il governo ha predisposto per questi ultimi una scuola dedicata, appunto la Kharnakling.
L'Importanza dell'Istruzione e il Futuro dei Figli in Ladakh
Orient@menti trasferisce loro i fondi per pagare 2 insegnanti per i bimbi della materna, carenti nell’organico come in tutte le scuole, nonché la cuoca. Le due insegnanti con laurea specifica in materia, appartengono alla comunità di profughi tibetani discendente da coloro che hanno accompagnato il Dalai Lama in esilio in India nel ’59 in fuga dal Tibet.
In riunione le donne ci hanno ringraziato e chiesto di proseguire con il supporto. Per noi una grande gioia sentirle esprimere i loro desideri per una buona educazione dei figli, anche a costo di grandi sacrifici: il sacrificio di lasciare i loro uomini, famigliari, villaggi, con cui hanno legami da generazioni, fortificati dall’isolamento e dalle condizioni di sopravvivenza estreme. La domanda se preferissero invece la vita più confortevole, più moderna della città dove vivevano durante il periodo scolastico è stata recepita con grande stupore: “ma quella (dei villaggi d’altura) è la nostra vita e qui stiamo solo per avere una buona istruzione, anzi se la scuola ci organizzasse un ostello noi potremmo lasciare i nostri figli durante il periodo scolastico e tornare ai nostri villaggi d’origine”.
Nessun pudore a desiderare di allontanarsi dai figli anche piccoli per quasi nove mesi all’anno anche se per una buona ragione. Qui, e in tutta l’India, affidare i figli dai 5/6 anni alle istituzioni scolastiche per tanti mesi ogni anno non significa rinunciare ai propri compiti genitoriali bensì svolgere al meglio il ruolo di costruttori del loro futuro dove l’istruzione è il bene primario. Ci sarebbe molto da discutere su questo modello educativo che paga sicuramente sul piano dell’autonomia e dell’indipendenza dei nuovi individui, ma forse molto meno vincente sul piano dell’affettività e dei legami generazionali.
Chiediamo alle mamme di mandarci le foto dei loro villaggi e pascoli del cuore, vogliamo comprendere meglio questo legame così forte e, se esso saprà contrastare anche le ambizioni di bambini che saranno cresciuti in prevalenza in città, con le sue inevitabili tentazioni, e che dovranno decidere se il loro futuro avrà i colori, il vento, le nuvole e la fatica dei villaggi e dei pascoli d’altura.






