Racconti d’India by Gabriella Quaglia Orientamenti part.4

Cambio di rotta. Abbandonati, con qualche senso di colpa, gli uomini impavidi diretti nel freddo inverno del Ladakh, con un volo di 6 ore mi ritrovo nel caldo umido tropicale del Kerala.
Dei 28 stati dell’Unione Indiana il Kerala vanta uno dei patrimoni naturali più ricchi. Palmeti e boschi, fiumi e canali, coltivazioni rigogliose e piante da frutto spontanee ricoprono letteralmente la stretta lingua di terra costiera occidentale dell’estremo sud indiano. L’umidità sbiadisce i colori del cielo e dei paesaggi, l’esatto opposto della vivida aria tersa del Ladakh. Scrittura e linguaggio malayalam hanno origini dravidiche, la cultura autoctona dell’India del sud.
Il Kerala, pur non avendo mai fatto parte dell’Impero mogul che ha governato l’India per più di 200 anni, ha visto sbarcare sulle sue coste flotte di musulmani che, insieme ai commercianti cristiani pertoghesi, olandesi ed inglesi, attraversavano il mare Arabico, attirati dalle spezie e dal thé che poi rivendevano sui mercati nordafricani ed occidentali Ed ancora oggi le maggiori ricchezze di questo stato arrivano dai guadagni dei molti lavoratori assunti nei cantieri e nelle aziende dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi.
Uno dei più alti tassi di alfabetizzazione e la maggiore equità nella distribuzione della ricchezza rispetto al resto dell’India. Sono i risultati attribuiti ad un governo comunista che, tranne pause irrilevanti, dura dal 1957. La assidua frequentazione delle moschee, delle chiese e dei templi indù si alterna a quella dei molti circoli del C P I, il Partito Comunista. Si sfoggiano ovunque bandiere rosse con falce e martello,e sui muri ritratti di Che Guevara e Lenin uniti a motti a favore di eguaglianza e libertà……
Non è raro vedere bandierine con la falce in campo rosso sventolare a fianco di quelle verdi con la mezzaluna bianca dell’islam. Forme simili su colori diversi.
La nostra guida per un giorno, un ragazzo stile occidentale,si dichiara orgoglioso di essere indù e, con il pugno alzato, comunista. Poi, a seguito nostra domanda, specifica: prima comunista e poi indu’.
Per capire qualcosa di più di questa particolare società nella città di Kannur visitiamo 2 fabbriche locali che impiegano in prevalenza donne. Nella prima confezionano beedis, piccole sigarette fatte con foglie di tabacco arrotolate su piccola quantità di tabacco tritato, legate con un filo di cotone. Le donne non alzano la testa dal loro lavoro se non per pochi secondi quando passiamo.. Non hanno tempo. Per mille pezzi vengono pagate 330 rupie,circa 4,10 euro. La loro produzione giornaliera è fra le 900 e le 1100 sigarette nelle 10 ore di lavoro pausa inclusa. Lavoro duro ma hanno assistenza sanitaria familiare e una minima pensione a 50 anni di età. Pergli altri lavoratori la pensione solo dopo i 58 anni. Lo stesso per le dipendenti della cooperativa tessile che visitiamo dopo. Loro stanno al telaio un ugual numero di ore giornaliere e vengono pagate secondo i metri di stoffa prodotta per un massimo di 500 rupie, circa 6, 50 euro,al giorno. Per ogni figlio 3 mesi di congedo pagati circa la metà del salario. Il ragionevole dubbio è che ci siano state fatte visitare fabbriche modello, distanti dalla meno felice realtà standard. Ma il fatto che queste realtà esistano ci fa ben sperare.

@genrico@

Vagabondo per natura, cittadino del mondo,appassionato di viaggi,reportage,fotografia, cultura asiatica e tibetana. Pagina ufficiale pubblica su facebook: https://www.facebook.com/lavitaeunviaggio

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