Nel mio percorso attraverso le pagine di “Viaggiare nel Medioevo”, mi sono imbattuto in un episodio del Codex Calixtinus che sembra scritto oggi per un moderno manuale di crescita personale. Se ieri abbiamo riflettuto sulla bellezza dei “tempi sospesi” e del dialogo interiore, oggi la storia ci riporta bruscamente a terra. Perché la strada, mille anni fa come oggi, non perdona le distrazioni.
L’Inganno del Salar de Castro: Un Noir del 1140
Siamo in Spagna. Aymeric Picaud, la nostra guida nel cuore del XII secolo, si trova sulle sponde di un ruscello che appare limpido e tranquillo. Ma il paesaggio nasconde un’ombra sinistra: poco distante, due uomini affilano i loro coltelli in un silenzio inquietante.Questi uomini sono “scuoiatori”.
La loro non è un’attesa casuale: sanno che l’acqua del fiume è salmastra e letale. Aspettano che i cavalli dei pellegrini, stremati dalla sete, bevano per poi cadere stecchiti in pochi minuti. In quel momento, i predatori si avventano sulle carcasse per scuoiarle e vendere le pelli.
Il discernimento: una dote sopravvissuta ai secoli
Aymeric non si fida della prima impressione. Osserva il contesto, legge i segnali (gli uomini con i coltelli, la staticità dell’acqua) e ferma il suo gruppo. Salva vite e beni grazie a una dote che oggi chiameremmo iper-attenzione.
Nel Medioevo, un errore di valutazione non portava a una recensione negativa su TripAdvisor, ma alla fine di tutto. Era “The End” nel senso più letterale del termine.
Quali sono i “Salar de Castro” della nostra vita?
Rileggendo questo aneddoto è impossibile non vedere la potenza della metafora. Oggi non abbiamo più scuoiatori che ci aspettano tra i monti della Galizia, ma il nostro quotidiano è ancora disseminato di “ruscelli tossici”.
Le pportunità dissetanti: progetti o relazioni che sembrano la soluzione a ogni nostro problema, ma che in realtà avvelenano la nostra integrità o la nostra serenità.
Le scorciatoie illusorie: promesse di libertà immediata che, col tempo, ci portano via ciò che abbiamo costruito con fatica.
I dialoghi interiori distruttivi: quei pensieri che, invece di elevarci, “affilano i coltelli” contro la nostra autostima.
La saggezza di non bere a ogni fonte
Il filo conduttore del libro, e di questa serie di riflessioni, rimane lo stesso: ovunque andiamo, portiamo noi stessi.
Ma è il viaggio che ci mette alla prova e ci costringe a capire chi è alleato e chi è predatore.
La vera libertà non consiste nel bere a ogni fonte che incontriamo lungo il cammino, ma nell’avere la saggezza di distinguere l’acqua che dà vita da quella che ci vuole a terra.
Il viaggio continua e la nostra attenzione è la bussola più preziosa che abbiamo..
a presto al 4 episodio! Enjoy
