Sony A6700 per la Fotografia di Viaggio: Perché ho abbandonato il Full Frame (Dal Nepal ad Hong Kong)

Di Enrico Guala per Life’s a Journey

​C’è un momento nella vita di ogni fotografo in cui l’attrezzatura smette di essere solo uno strumento e diventa un’estensione del proprio occhio. Per me, “Sonysta” innamorato della resa cromatica e dell’affidabilità Alpha, quel momento non è arrivato con la mia vecchia e gloriosa Sony A7 Full Frame, ma quando ho deciso di alleggerire il carico senza sacrificare la qualità professionale.

​Se seguite le mie avventure su Life’s a Journey, sapete che la Sony A6700 non è una novità nel mio zaino. Dal misticismo dei templi in Nepal ai colori pastello di Cuba, questa mirrorless APS-C è stata la mia ombra silenziosa. L’ho messa alla prova in ogni condizione climatica, e lei ha sempre risposto “presente”.

​Ma è stato durante il mio ultimo workshop fotografico a Hong Kong che ho avuto la conferma definitiva: il sistema APS-C, se armato con le lenti Sony Serie G, non ha nulla da invidiare al Full Frame.

​La Strategia dei due corpi macchina nel reportage

​Il segreto del mio setup per la fotografia di viaggio non sta solo nel modello, ma nel numero: viaggio con due corpi Sony A6700.

​Chi fa reportage seriamente sa che cambiare obiettivo è il nemico numero uno. Immaginatevi nelle strade caotiche di Kathmandu o, come mi è successo a marzo, pressati tra la folla dei mercati notturni di Kowloon a Hong Kong.

Fermarsi a svitare un’ottica significa tre cose:

  1. ​Perdere l’attimo decisivo (“The decisive moment”).
  2. ​Rischiare di far entrare polvere sul sensore.
  3. ​Spezzare il ritmo narrativo.

​Avere due macchine pronte all’uso mi permette di essere fluido come l’azione che ho davanti. Nessuna attesa. Solo scatti.

​Il Mio Setup Lenti Sony APS-C (la “holy trinity” da viaggio)

​La scelta delle ottiche è frutto di chilometri macinati a piedi. Essendo un purista Sony, ho investito nelle ottiche originali più performanti per garantire un autofocus fulmineo. Ecco il trio che mi ha accompagnato dal Nepal a Hong Kong:

​1. Il Re della Street: Sony E 16-55mm f/2.8 G

​Questo è il gioiello del mio corredo. Dimenticate i compromessi: è un’ottica Sony Serie G che offre una qualità d’immagine tagliente da bordo a bordo. Equivalente a un 24-70mm ma su APS-C, è l’obiettivo che vive saldato al mio corpo macchina principale.

A Hong Kong è stato devastante: l’apertura costante f/2.8 mi ha permesso di scattare ritratti ambientati con un bel bokeh e di lavorare con la luce naturale dei neon notturni senza alzare troppo gli ISO. È la lente definitiva per il reportage urbano.

​2. Il Grandangolo Immersivo: Sony 10-20mm f/4 PZ G

​Montato sul secondo corpo, è il mio occhio per quando cerco unicità. In una città verticale come Hong Kong, dove i grattacieli sembrano chiudersi sopra la testa o tra le architetture coloniali di Cuba, questa lente mi permette di catturare tutto il contesto. È compatto, leggero, ma con una resa prospettica che dà respiro alla narrazione.

​3. Il Teleobiettivo: Sony E 70-350mm G OSS

​Qui ho fatto una scelta tattica. Invece di un teleobiettivo professionale pesante (che spesso si finisce per lasciare in albergo), ho scelto questo zoom Sony E 70-350mm serie G, altamente performante.

Grazie alla stabilizzazione IBIS della A6700, posso permettermi un’ottica più “buia” guadagnando però la libertà di averla sempre nello zaino. Quando serve catturare un dettaglio architettonico in alto o un volto lontano senza essere invadente, lui c’è.

Nuovo ​test sul campo: prossima fermata Mongolia

​Dopo aver superato il test della densità abitativa estrema di Hong Kong, il mio setup è pronto per un cambio di scenario radicale. La macchina non andrà in vacanza: è già pronta per la Mongolia.

​Dalla verticalità dei grattacieli passerò all’orizzonte infinito delle steppe. Sarà lì che la leggerezza dell’attrezzatura farà ancora una volta la differenza.

Potrò muovermi liberamente tra i nomadi e i paesaggi sconfinati:

  • ​Il 16-55mm G sarà perfetto per i ritratti e paesaggi
  • ​Il 70-350mm G avrà finalmente spazio per correre dietro alla fauna selvatica (anche se non è il mio “campo” la foto naturalistica faunistica ☹️)

​Conclusioni: viaggiare leggeri cambia la fotografia

​Viaggiare leggeri ha cambiato il mio modo di raccontare il mondo. Meno fatica fisica significa più energia mentale per osservare, comporre e scattare.

​Sto caricando in queste ore una selezione degli scatti realizzati a Hong Kong (insieme ai preferiti di Nepal e Cuba) nella nuova galleria Envira del sito che sto progettando..spero sia pronto a breve!

enjoy

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@genrico@

Vagabondo per natura, cittadino del mondo,appassionato di viaggi,reportage,fotografia, cultura asiatica e tibetana. Pagina ufficiale pubblica su facebook: https://www.facebook.com/lavitaeunviaggio

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