Mentre le ultime ore di questo anno scivolano via, mi ritrovo in un luogo che non è segnato su nessuna mappa, ma che pure sento incredibilmente reale.
È uno spazio fatto di pagine, di pensieri incrociati e di quel silenzio che solo la letteratura sa regalare. Sul mio tavolo, in un disordine che somiglia abbastanza alla mia vita, riposano tre compagni di viaggio che sembrano parlarsi a distanza. Ho appena finito di rileggere e gustare, quasi a voler trattenere ogni parola tra le dita, “Tempo. Il sogno di uccidere Chrónos” di Guido Tonelli.
È una lettura che ho scelto di incastrare tra altre due rotte: la polvere e la memoria delle colonie portoghesi raccontate da Erika Fatland e “La via del loto” di Luca Buonaguidi (diario di viaggio, incontri autentici e riflessioni su testi di autori orientali e occidentali, proponendo una interessante “ecologia culturale” fatta di lentezza e ascolto), di cui proprio ora sono alla metà esatta.
Rileggere Tonelli in questo momento ha avuto il sapore di una riscoperta e rivelazione.
Mentre la Fatland mi porta lungo coste ferite dalla storia, mostrandomi come il passato coloniale abbia lasciato cicatrici tangibili nello spazio geografico, Tonelli mi ricorda che quel passato non è un capitolo chiuso, ma una vibrazione costante nel tessuto dell’universo.
C’è qualcosa di magico nel rendersi conto che la fisica estrema ed il reportage di viaggio parlano della stessa urgenza: capire dove ci troviamo e quale traccia lasciamo al nostro passaggio.
In mezzo a loro, il cammino di Luca Buonaguidi agisce come una “medicina” per l’anima. Essere arrivato solo a metà della sua “via del loto” non mi dà un senso di incompletezza, ma di pura opportunità (vorrei che non finisse mai..).
È la possibilità di restare nel transito, in quel limbo dove il desiderio di arrivare svanisce per lasciare posto al piacere di essere, semplicemente, in cammino.
In questo incrocio di letture, il concetto di “uccidere Chrónos” che Tonelli descrive così bene diventa il mio manifesto per l’anno che si chiude.
Con il mio blog Life’s a Journey passo la vita a cercare di fermare l’orologio, a rincorrere quel Kairós, quel tempo della meraviglia, che la fisica stessa ci dice essere la dimensione più autentica della realtà.
Viaggiare non è mai stato solo uno spostamento di chilometri, ma un tentativo ostinato di dilatare l’istante, di rendere un tramonto o un incontro più lunghi di una giornata in ospedale (inteso.come mio luogo di lavoro).
Tonelli mi ha dato la prova scientifica di ciò che il cuore sa da sempre: il tempo è elastico e noi abbiamo il potere di modellarlo attraverso l’intensità della nostra esperienza.
Chiudo questo mio ultimo articolo dell’anno così, in sospeso, proprio come il libro di Luca che mi aspetta sul comodino.
Non cerco conclusioni affrettate né bilanci definitivi (anche perché di definitivo non c’è nulla).
Mi basta questa sensazione di essere un passeggero-viaggiatore consapevole tra la materia vibrante di Tonelli, la storia densa della Fatland e la ricerca di Buonaguidi.
Il mio viaggio continua qui, tra una pagina e l’altra, nel privilegio di chi sa che non serve arrivare alla fine per godersi il “panorama”.
Perché forse il segreto di ogni vero esploratore non è raggiungere la meta, ma imparare ad abitare, con grazia e stupore, il meraviglioso mistero del durante (hic et nunc).
Enjoy

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